Consigli di lettura n.6 – Gennaio

daniela.santroni | gennaio 10th, 2012 - 15:46

Book Caffè Primo Moroni – Via Quarto dei Mille 29 (PE) – Tel. 085.4429521

I consigli di lettura della settimana:
Betibù di Claudia Pineiro
Hicksville di Dylan Horrocks
Goodbye Italia di Cinzia Dato e Silvana Prosperi
L’imposta patrimoniale di Luigi Einaudi
Consigli alle bambine di Mark Twain e Vladimir Radunsky

Claudia Pineiro “Betibù” Feltrinelli 17€
La Maravillosa è un Country Club, quartiere chiuso e controllato da guardiani e severe misure di sicurezza, con campo da golf e lussuose abitazioni: un microcosmo dove sembra sia obbligatoria la serenità, se non proprio la felicità. Ma la vita del prestigioso club viene sconvolta quando, nella sua lussuosa villa, Pedro Chazarreta viene trovato con la gola tagliata e un coltello in mano. Il presunto suicidio, però, suscita dubbi, e un giornale si ostina a voler approfondire la vicenda. Vengono incaricati di indagare Nurit, detta Betibú, scrittrice, considerata la “dama nera” delle lettere argentine, e un giovane cronista inesperto. I due sono affiancati da Jaime Brena, un altro giornalista molto più navigato, ma messo da parte perché considerato anziano; insieme formano un’improbabile ma riuscitissima squadra d’investigazione. Pian piano il mistero si infittisce, i tre scoprono che la morte di Chazarreta è legata ad altre morti, apparentemente accidentali, di alcuni suoi vecchi compagni di scuola, uniti da un oscuro passato e da un orribile crimine. E ora qualcuno sembra essersi preso il disturbo di vendicare quest’antica hybris. Chi si nasconde dietro questa intricata faccenda? Claudia Piñeiro, già apprezzata in Italia per il romanzo Tua – straordinario thriller di crimini in famiglia dalle atmosfere hitchcockiane –, torna con Betibú: una storia incalzante in cui dispiega tutto il suo talento narrativo.

Claudia Piñeiro è nata a Buenos Aires nel 1960. Scrittrice, drammaturga, sceneggiatrice, ha vinto numerosi premi, tra i quali il Premio Clarin nel 2005 per il romanzo Le vedove del giovedì (il Saggiatore 2008), poi adattato al cinema da Marcelo Piñeyro nel 2009.
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Dylan Horrocks “Hicksville” Black velvet 22€
Nascosto in un angolo remoto della Nuova Zelanda si trova Hicksville, un paese tranquillo dove gli abitanti sono gentili e appassionati di fumetti. Ma quando il giornalista Leonard Batts vuole scrivere un articolo su Dick Burger, superstar del fumetto mondiale originaria della cittadina, deve scoprire un oscuro segreto sul passato del disegnatore che nessuno è disposto a rivelare e che riguarda, tra le altre cose, anche la biblioteca nascosta nel faro del paese dove si trovano romanzi a fumetti di autori come Picasso, Dalì, Hemigway e tanti altri che avrebbero potuto cambiare la storia di questo linguaggio, spesso considerato a torto solo per bambini, e anche quella dell’arte del XX secolo. Sulla scia di autori come Vila-Matas, Philip Roth e Murakami Haruki, Dylan Horrocks non ci racconta solo come si sia formata la Biblioteca di Babele del fumetto, ma anche qual è il prezzo da pagare in cambio di fama e successo, quali siano i meccanismi dell’industria dell’intrattenimento globalizzato, quali i compromessi a cui si deve sottostare e come questi minino la propria creatività, nel fumetto come nel cinema, nel romanzo o in qualsiasi campo artistico. Pubblicato con grande successo fin dalla sua prima apparizione nel 1998, Hicksville è un’ironica e divertente storia sui pericoli dell’arte e una tormentata meditazione sulla nostalgia e sul rimpianto di ciò che è stato e di come questo influenzi il presente, un grande romanzo a fumetti sul fumetto, che usa le stesse storie a fumetti per mostrarci come le storie possono cambiare noi stessi e il mondo che ci circonda. A corredo di questa edizione definitiva, un’introduzione a fumetti dell’autore che ci racconta come è nata la sua passione per il fumetto, la genesi di Hicksville, la passione per Tintin che condivide con un altro neozelandese celebre, Peter Jackson il regista del Signore degli Anelli, il significato profondo che hanno per lui, per noi, le storie che leggiamo e che raccontiamo, anche quando parlano di esseri improbabili ma che grazie alla magia del racconto acquistano sostanza e realtà.
DYLAN HORROCKS (Auckland, Nuova Zelanda, 1966) è diventato famoso grazie a Hicksville, apparso originariamente nei dieci numeri di «Pickle», pubblicato negli Stati Uniti dalla Black Eye. Hicksville è stato considerato “Libro dell’anno” dalla rivista americana «Comics Journal» ed è stato nominato da tre dei suoi critici come uno dei “100 libri più importanti del secolo”. Dylan Horrocks ha vinto un Eisner Award nel 2002 come “Miglior talento meritevole di maggior riconoscimento” e ha ricevuto numerose nomination per l’Ignatz Award, l’Harvey Award e il Prix d’Alph’Art.Ha disegnato fumetti e illustrazioni per riviste e libri in Nuova Zelanda, Australia, Inghilterra, USA, Francia e Canada. Ha tenuto per tre anni, dal 1995 al 1997, la striscia politica Milo’s Week per il periodico «NZ Listener» e disegna regolarmente vignette politiche per la «NZ Political Review». Ha realizzato i fumetti educativi Spin (1998), sul trattamento dei dolori emotivi, e Red Hot (2001), in collaborazione con Timothy Kidd, sull’epatite C. Ha scritto articoli per diverse riviste, e tiene regolarmente lezioni nelle università, nei politecnici e nelle scuole di grafica. È un collaboratore dell’«International Journal of Comic Art» e ha scritto per svariati anni per la rivista «Pavement». Nel 1998 ha organizzato una mostra sul fumetto neozelandese intitolato “Nga Pakiwaituhi o Aotearoa: New Zealand Comics” e ne ha curato il catalogo, che è stato candidato a un Goodie Award come “Migliore pubblicazione sul fumetto”. Dopo aver scritto per la DC comics le serie The Names of Magic, Hunter: The Age of Magic e Batgirl, ha iniziato a lavorare per la canadese Drawn & Quarterly ad «Atlas», il seguito di Hicksville. Attualmente realizza diversi webcomics che compaiono sul suo sito http://hicksvillecomics.com.
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Cinzia Dato, Silvana Prosperi “Goodbye Italia” Castelvecchi 16€
LA REPUBBLICA CHE RIPUDIA IL LAVORO DELLE DONNE
Professioniste affermate costrette a emigrare in America per vedere riconosciuto il proprio talento. L’esperienza di imprenditrici, scienziate e docenti universitario e il pericolo per il nostro paese di disperdere risorse vitali per lo sviluppo. Dalla manager televisiva all’architetto designer, fino all’unica docente donna di Matematica Pura al prestigioso Mit di Boston. Sono le italiane costrette a emigrare per trovare quelle opportunità e quei riconoscimenti che il loro Paese nega e che invece hanno trovato negli Stati Uniti, dove l’impegno e il merito vengono premiati e dove il lavoro in rosa non fa paura. Perché l’impiego femminile è il più importante motore di sviluppo mondiale, e investire sulle donne significa investire sul futuro. Cinzia Dato e Silvana Prosperi affrontano la questione attraverso il racconto di ventisette professioniste che hanno scelto di vivere e lavorare in un Paese diverso, pur mantenendo con quello d’origine un forte legame. Il racconto delle loro esperienze negli States offre lo spunto per una riflessione più ampia su discriminazione, fuga delle intelligenze, nepotismo e burocrazia, ed è un atto d’accusa contro la miopia di classi dirigenti ingessate e il disinteresse delle istituzioni. Uno sguardo lucido sulla crisi del Sistema Italia, ma allo stesso tempo uno stimolo per rendere il Bel Paese più moderno e competitivo.
Cinzia Dato   Docente universitaria, è stata parlamentare fino al 2006. Tra i suoi libri: Il sindaco taumaturgo e il governo delle città (1996). Silvana Prosperi   Sociologa, è ideatrice e curatrice del Festival Mediterraneo della Laicità.
«In Italia non ci tornerò, andrò a visitarla. Quando penso al suo futuro m’intristisco. Un Paese con potenzialità incredibili che sta invecchiando». Ilaria Costa, Direttore IACE, New York
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Luigi Einaudi “L’imposta patrimoniale” Chiarelettere 7€
“Semplificare il groviglio delle imposte sul reddito è la condizione essenziale affinché gli accertamenti cessino di essere un inganno, anzi una farsa. Affinché i contribuenti siano onesti, fa d’uopo anzitutto sia onesto lo stato… Oggi, la frode è provocata dalla legge.”

Luigi Einaudi (1874 – 1961)
Economista, politico e giornalista italiano, è stato il secondo presidente della Repubblica. Intellettuale di fama mondiale, già senatore del Regno nel 1919, con l’avvento del fascismo si dimise e, durante la Seconda guerra mondiale, si rifugiò come esule in Svizzera. È considerato uno dei padri della Repubblica italiana. Vicepresidente del Consiglio, ministro delle Finanze, del Tesoro e del Bilancio nel IV governo De Gasperi, tra il 1945 e il 1948 fu governatore della Banca d’Italia, incarico che abbandonò quando fu eletto presidente della Repubblica. Suo figlio, Giulio, fondò la casa editrice che porta il suo nome. Tra le sue molte opere vanno ricordate: Lo scrittoio del Presidente, Prediche inutili, Lezioni di politica sociale, Saggi sul risparmio e l’imposta, Le prediche della domenica.
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Mark Twain e Vladimir Radunsky “Consigli alle bambine” Donzelli 16€
Ben pochi sono gli scrittori di tutti i tempi citati al pari di Mark Twain. Non c’è argomento che non si possa trattare senza ricorrere a un suo aforisma, un suo paradosso, una sua provocazione. Basta provare a digitare il suo nome in rete, ed ecco decine di siti pronti a sciorinare decine e decine di sue frasi celebri. Una delle più ricorrenti è tratta proprio dal breve vademecum da lui scritto nel 1906, per la prima volta ora proposto al pubblico italiano, e dedicato alle brave bambine: «Mai fare le maleducate con i grandi, a meno che non siano loro a cominciare». È questo l’ultimo di una serie di consigli che Twain offre alle bambine nel suo più autentico stile irriverente e sornione, da vecchio navigato che sotto l’apparente intento di insegnare loro le buone maniere, di fatto le istiga alla più strenua resistenza e all’impietosa ritorsione di fronte alla prepotenza più o meno latente di genitori, fratelli, amichette, maestre e nonni. Un altro esempio? «Se la mamma ti dice di fare una cosa, non sta bene dirle di no. È più utile e opportuno che tu le assicuri di fare come vuole lei, per poi attenerti con discrezione a quanto t’impone la tua somma saggezza.» Cos’altro aggiungere, se non un commento per immagini di pari, maliziosa impertinenza? È nato così il progetto grafico appositamente concepito per Donzelli da un grande artista contemporaneo come Vladimir Radunsky. Ne sortisce un album volutamente in bilico tra il libro per ragazzi (più o meno cresciuti) e il pezzo d’arte. Nel centenario della morte del maestro americano, non c’era miglior modo per celebrarne il genio.

Vladimir Radunsky si è formato a Mosca dove ha studiato belle arti, disegno ed architettura. Nel 1982 si è trasferito a New York dove ha continuato a lavorare come autore di libri d’arte. Ha pubblicato oltre trenta libri per l’infanzia, tradotti in una decina di lingue. Tra i numerosi premi, negli Stati Uniti e in Europa, quello di Best Illustrated Book of the Year dalla «New York Times Book Review». Alcuni dei suoi titoli figurano nella lista dei best seller del New York Times. Autore raffinato, Radunsky ha portato nei libri illustrati anche i versi delle avanguardie poetiche russe degli Anni Venti e del Premio Nobel Joseph Brodsky, così come le ballate di Woody Guthrie.

Mark Twain (1835-1910) è una delle figure più rappresentative della cultura americana a cavallo tra Otto e Novecento. Di lui Faulkner ha detto che è stato il «primo vero scrittore americano», e Hemingway ha aggiunto che «tutta la letteratura statunitense viene dal suo Huckleberry Finn». Autore delle celeberrime Avventure di Tom Sawyer, de Il principe e il povero e di Un americano alla corte di Re Artù, Twain fu anche un instancabile conferenziere, e un finissimo umorista.
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